Anche la birra è vegana

Anche la birra è vegana (fonte: greenstyle.it)
Anche la birra è vegana (fonte: greenstyle.it)

Scura, bionda o rossa, la birra, la cui nascita va ricercata nel passato lontano, è una delle più amate bevande in tutto il mondo. Dai pub ai rinomati ristoranti, con i suoi semplici elementi, riesce a soddisfare anche i più esigenti.

Gli ingredienti.
La birra ha pochi ingredienti:

  • Acqua: componente principale, è costituita da sali minerali che influiscono sul prodotto finale.
  • Lievito: trasforma gli zuccheri in alcool.
  • Malto: d’orzo, d’avena, di frumento o di mais, per accontentare anche i celiaci, è la fonte di zuccheri.
  • Luppolo: è l’additivo responsabile dell’aroma amaro, infatti, diversi tipi di pianta danno origine a diversi sapori.

Le birre artigianali si limitano a questa lista, variandone le quantità o i metodi per ottenere sfumature differenti. Spezie, erbe o frutta, talvolta, sono addizionate per variarne il sapore.

Gli stili.
Lager, Ale e Lambic, sono i tre stili che quest’universo può offrire. Si suddividono in base alla fermentazione, ma comprendono molti sottogruppi totalmente differenti.

  • Lager: utilizzano lieviti a bassa fermentazione, rendendole le più commerciali. In questa categoria possiamo trovare un’infinità di birre, anche molto diverse fra loro. Il suo nome deriva dalla lingua tedesca che indica i magazzini, in altre parole le cantine in cui era preparata. Il nome non identifica né un sapore né un colore, infatti, si possono gustare birre Lager dolci o piuttosto amare, rosse o bionde.
  • Ale: i lieviti ad alta fermentazione generano birre dal sapore dolce e corposo. Spesso si avverte il sapore della frutta, anche se non aggiunta. Questo è dovuto al processo di produzione, nel quale si formano delle molecole, definite chimicamente, come composti aromatici che regalano questa esperienza organolettica al palato.
  • Lambic: a fermentazione spontanea, utilizzando lieviti naturalmente presenti nell’ambiente. Nata in Belgio molti anni fa, e più precisamente in una regione ristretta di questo stato dove, appunto, era possibile trovare lieviti selvatici. Quest’ultimi erano adsorbiti dal liquido lasciato a contatto con l’aria, nella quale erano presenti circa 80 specie diverse. Presentano un sapore originale e certamente amaro, apprezzato da pochi. Per renderle piacevoli a un pubblico maggiore, oggi sono addizionati aromi alla frutta, a discapito della tradizione.
L’udito ha un’importanza ricreativa. “Prosit”, in tedesco, o “Cin Cin”, in italiano, sono le comuni esclamazioni che introducono un brindisi (fonte: hariel.it)
L’udito ha un’importanza ricreativa. “Prosit”, in tedesco, o “Cin Cin”, in italiano, sono le comuni esclamazioni che introducono un brindisi (fonte: hariel.it)

I cinque sensi.
Colori, sapori e odori sono le tre caratteristiche fondamentali per assaporare al meglio una birra.
L’SRM e l’EBC sono gli standard riconosciuti, rispettivamente negli Stati Uniti e in Europa. Nella tabella di riferimento sono indicate le diverse colorazioni, alle quali si attribuiscono gli stili. In base al tipo di malto e alla tostatura, se presente, questa bevanda assume tonalità diverse, dal giallo paglierino, per la classica bionda, a toni più ambrati, per la rossa, fino a colorazioni decisamente scure.
Usando l’olfatto ci si può perdere in un’infinità di odori, dai più fruttati ai più penetranti.  Talvolta, alcuni profumi possono essere percepiti solo col naso, talvolta si scoprono sapori che risultano nascosti a quest’organo. Usare insieme questi sensi permette di perdersi in esplosioni di gusti, come nel caso in cui si percepisca il sapore di banana, che non è entrata nel processo di produzione, anche se ciò potrebbe apparire irreale .
Al tatto si può lasciare il compito di scegliere la temperatura giusta. Dovrebbe essere decisa in base alle caratteristiche di ognuna, anche se spesso è servita ghiacciata, o quasi, per rinfrescare le calde giornate estive.
Non volendo tralasciare l’ultimo senso, l’udito ha un’importanza ricreativa. “Prosit”, in tedesco, o “Cin Cin”, in italiano, sono le comuni esclamazioni che introducono un brindisi. Gustare un’ottima birra, meglio se artigianale, in compagnia, crea un’atmosfera allegra e tipica delle serate fra amici.

La birra artigianale è vegana.
La birra artigianale è vegana al 100%, in quanto utilizza pochi ingredienti vegetali e il suo processo non comprende né la pastorizzazione né la filtrazione, per questo motivo troviamo come precipitato il lievito. Si consiglia di versarla in un bicchiere, e non di berla dalla bottiglia, per non agitarla troppo e portare in soluzione il lievito, che può variare il sapore rendendolo poco piacevole. Ad oggi la definizione dell’Unionbirrai, associazione italiana con lo scopo di divulgare questa cultura, recita: “La birra artigianale è una birra cruda, integra e senza aggiunta di conservanti con un alto contenuto di entusiasmo e creatività.” Le quantità prodotte sono sempre molto ridotte. L’artigiano crea un prodotto finale che avrà scadenza inferiore rispetto a quelli commerciali. Questo non vuol dire che, dopo la data di scadenza, la birra diventa pericolosa per la salute ma che perde le caratteristiche, come l’aroma, il sapore e talvolta il colore originario. La birra quindi, non scade mai, ma peggiora.

La birra artigianale è 100% veg (fonte: teladoiofirenze.it)
La birra artigianale è 100% veg (fonte: teladoiofirenze.it)

Il problema che devono porsi i vegani, o chi vuole assaporare una birra pura senza aggiunta di sostanze che con essa centrano poco, riguarda solo la birra commerciale, che è trattata con sostanze di origine animale. Sono usate per migliorare il gusto, o correggere errori di produzione, per rendere il più uniforme possibile il colore o addirittura per filtrare.

Molteplici sono gli usi:

  • Chiarificatore: è una sostanza che permette di rendere limpido il prodotto, spesso usato anche nel vino. Ne fanno parte le gelatine animali, le albumine o le caseine
  • Filtro: per separare sostanze di maggiori dimensioni dal liquido, come il carbone ottenuto dalle ossa di animali
  • Coloranti: l’acido carminico, estratto da insetti come il cocciniglia, è utilizzato per donare il tipico colore rossastro
  • Schiumogeni: la pepsina, presente nello stomaco, è usata per stabilizzare e controllare la schiuma

La birra fa bene alla salute.
Prediligere birre che provengano da birrifici, create dalla sapienza dei mastri birrai, è la scelta migliore. In questo modo si riesce ad aiutare l’economia locale, poiché non ha mercati che distano molto dal luogo di produzione. Bere responsabilmente non vuol dire solo limitare le quantità, ma anche sapere gli ingredienti che si andranno a sorseggiare, e i metodi utilizzati. Dedicarsi al mondo dell’artigianato evita di entrare in contatto con birre che sfruttano animali per motivi per cui non ce ne sarebbe bisogno.
La birra fa bene alla salute, ma solo se non subisce pastorizzazione. Questo processo elimina, a causa delle alte temperature, le vitamine e gli antiossidanti ed unita alla filtrazione allontana la parte vivente, ovvero il lievito. Le birre artigianali hanno sapori particolari, più variati e meno uniformati di quelle commerciali, spesso difficilmente distinguibili anche tra marche diverse. Il motivo risiede nella presenza della parte viva all’interno della bottiglia, che fa evolvere la birra anche dopo essere stata confezionata. Questo non avviene per quelle industriali, poiché tutte sono sottoposte a temperature elevate per permettere una durata maggiore e quindi ampliare il mercato di vendita. Come accade spesso, la commercializzazione penalizza la qualità per dedicarsi spudoratamente alla quantità, andando incontro a problemi etici che vengono ignorati. La birra artigianale fa bene alla salute, specialmente quella degli animali.

Contiene batteri importanti per l’intestino, ha un basso indice glicemico, poche calorie ed è molto idratante. Ha una bassa gradazione alcolica, anche se non in tutti i casi, il ché permette di berla durante un pasto senza avere la sensazione di ubriachezza. La birra è un piacere per il palato e per il corpo.

Monica Cagnoni

foto: greenstyle.it; teladoiofirenze.it; hariel.it

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Monica Cagnoni

Informazioni su Monica Cagnoni

Nata a Torino nel 1990, dove ha vissuto per qualche anno per poi trasferirsi in provincia. Si è laureata in Chimica, la sua più grande passione. Da qualche anno, nella prospettiva di una propria abitazione, si interessa di riciclo creativo e del “fai da te” cercando modi sempre diversi per dare nuova vita a oggetti che permettano di risparmiare e avere una casa il più personale e originale possibile, aiutando inoltre l’ambiente e dando libero sfogo alla fantasia

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2 commenti su “Anche la birra è vegana

  1. Filippo il said:

    Non è corretto quel che scrivete: in Italia le birre ndustriali non utilizzano ingredienti di origine animale, utilizzati invece dai produttori britannici che fanno uso di isnglass (cd colla di pesce) quale agente chiarificatore della birra: agisce come un magnete favotendo la sedimentazione del lievito, evitando quindi che la birra abbia un aspetto torbido. Qualche piccolo artigiano in Italia fa invece uso di colla di pesce, ma la stragrande naggioranza non la utilizza. Il vino invece fa un massiccio uso di ingredienti di origine animale.

  2. Monica il said:

    L’articolo non si riferisce alle birre italiane o estere. L’informazione è di carattere generale. Non metto in dubbio che vi siano birre italiane industriali cruelty-free, ma documentandomi ho capito che spesso vengono usati prodotti di origine animale. Come in ogni campo ci sono delle minoranze che non rispettano i canoni della categoria di appartenenza, ed anche qui qualche artigiano potrebbe usare colla di pesce o altro e qualche industria(spero il più possibile) non le usa. In ogni caso, ognuno dovrebbe acquisire la consapevolezza di ciò che acquista in linea con i propri principi.

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