Insalata in busta: finalmente tracciabile

foto:bamzum.com
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Insalata in busta facile da consumare, ne vale la pena?

Personalmente non sono una grande fan dell’insalata già tagliata e lavata, ma sono una vera e propria eccezione alla regola, poiché in Italia, dal 2012 ad oggi, è stato registrato un importante aumento dei consumi di prodotti alimentari di IV gamma. Vale a dire di tutti quegli alimenti già tagliati e lavati e pronti per essere consumati crudi o previa cottura.Sono molto comodi per chi non ha molto tempo da passare in cucina ma vuole comunque mantenere una dieta sana; anche se sono fermamente convinta che per lavare un cespo di insalata si impieghino meno di dieci minuti. I fagiolini già spuntati o le patate già pelate permettono di risparmiare tempo prezioso, ma insisto con una buona pianificazione della spesa e un po di collaborazione familiare si possono comprare verdure fresche da lavare, tagliare e cucinare. (E se sei single di certo ti bastano due patate da pelare e non un chilo).

foto:food24.ilsole24ore.com
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Dopo l’inchiesta del settimanale Salvagente, che pubblicava uno studio effettuato dall’Università di Torino sulla carica batterica presente in 100 buste di insalata pronta e la relativa presenza di Escherichia coli e altri microrganismi patogeni, il ministero delle Politiche Agricole insieme ai ministri della Salute e dello Sviluppo Economico hanno colmato il gap legislatuivo su tutti i cosidetti prodotti di IV Gamma appunto.

Il controsenso della catena del freddo

Le verdure di IV gamma sono solitamente sottoposte a un doppio lavaggio industriale e ad un trattamento di decontaminazione che dovrebbe garantire la sicurezza igienica. La proliferazione di batteri può quindi solo dipendere dal metodo di conservazione. Infatti se le buste contenenti l’insalata non subiscono sbalzi termici e vengono mantenute ad una temperatura inferiore agli 8°, la proliferazione batterica non viene registrata. Con il decreto 77/2011 sia i produttori che i distributori sono obbligati a rendere continua questa catena del freddo e il consumatore è tutelato attraverso alcune diciture obbligatorie che dichiarano la provenienza del prodotto, i tempi e i modi di conservazione. Non voglio essere scettica ma supponiamo che io compro una busta di insalata il 14 di agosto con 31° all’ombra e volessi consumarla a casa, nel tragitto con il caldo i batteri non farebbero che proliferare e moltiplicarsi alla velocità della luce. Ergo o prendo la macchina e per trasportare la mia busta di insalata, congelo me stessa con la santa A/C oppure mi porto la forchetta da casa e mangio l’insalata nel supermercato. Le uniche cose positive di questo decreto legge sono la tracciabilità e l’obbligo per chi produce prodotti di IV gamma di imballaggi ecocompatibili. Perciò basta insalate in confezioni di plastica con adesivi e bollini che non si possono staccare e che rovinano il riciclo.
Ma io mi chiedo vale davvero la pena di acquistare un prodotto che sfuso costerebbe almeno una decina di euro in meno, pur di risparmiare del tempo?

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Suzanne Piana

Informazioni su Suzanne Piana

Classe 1987, di origine lecchesi nel 2008 si trasferisce a Torino per studiare Storia dell'Arte. Appasionata di cucina, design e sostenibilità detesta i cafoni che non fanno la raccolta differenziata e le persone incoerenti. Adora leggere e cucinare per le persone che ama. Multitasking per natura ha un compagno che la sostiene, un figlio di soli 6 mesi che fa troppe pernacchie e una gran voglia di di esprimersi.

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