Nir Vana – Quando vegan e arte si incontrano

Le immagini di Nir Vana su www.behance.net/NirVanum
Le immagini di Nir Vana su www.behance.net/NirVanum

Nonostante nella nostra epoca vi sia una fruizione maggiore di quella che è definita, l’art pour l’art, cioè l’arte fine a se stessa, ci sono ancora degli artisti che utilizzano l’arte come veicolo d’informazione, come occasione di riflessione critica e come strumento di azione concreta e di partecipazione alla vita sociale; come nel caso di Nir Vana, ventiquattrenne di origini Armene che entra a far parte come grafico del movimento vegan 269LIFE.

Cos’è vegan 269LIFE.
269LIFE è un gruppo di attivisti di origini Israeliane che combatte per far cessare l’inutile massacro degli animali e il loro sfruttamento. Il nome “269” era in realtà il marchio auricolare di un vitello di una fattoria. Sasha Boojor, il leader del movimento, il 2 ottobre 2013 a Tel Aviv, con altri affiliati si fece marchiare a fuoco il numero 269 come dimostrazione di solidarietà nei confronti degli animali. Ogni anno 150 miliardi di animali vengono uccisi in tutto il mondo e nessuno fa niente.

Il lavoro di Nir Vana.
Nir Vana
contribuisce con la sua digital art a diffondere il pensiero del gruppo e lo fa con immagini decisamente potenti, che riescono a spiazzare anche il carnivoro più incallito. L’arte attiva un processo di comunicazione che vuole sconvolgere il fruitore e portarlo a prendere coscienza del problema. Questa tecnica di comunicazione unita al fotomontaggio, rende Nir Vana una sorta di corrispettivo vegano dell’artista dadaista tedesco John Heartfield.
Nel suo portfolio su behance.net colpisce duramente l’immagine in cui Adolf Hitler viviseziona un coniglio; a ricordare lo spettro dell’olocausto e degli esperimenti fatti sugli ebrei da Josef Mengele. Pare che la terribile esperienza della seconda guerra mondiale abbia insegnato poco nulla all’uomo moderno.

 J. Heartfield,Hitler Prepares to Kill the French Cockerel (1939) - Nir Vana- vivisection (2015)
J. Heartfield,Hitler Prepares to Kill the French Cockerel (1939) – Nir Vana- vivisection (2015)

Quest’opera rievoca a livello tecnico un’altra immagine, dai toni forti, realizzata nel 1939 da Heartfield: Hitler Prepares to Kill the French Cockerel. In entrambi i casi, la figura del Führer simboleggia morte, distruzione e inutile sofferenza. Come il dadaista tedesco, Nir Vana è partecipe della collettività e della sua epoca e orienta e dirige gli atti creativi in apparenza più singolari per esprimere la struttura della società. Noi interpretiamo il mondo attraverso una varietà di sistemi simbolici o linguaggi e così facendo costruiamo una pluralità di descrizioni, ognuna delle quali ci restituisce “una” verità ovvero un aspetto più o meno significativo del mondo. Il ruolo particolare dell’arte e dell’artista è proprio quello di fornire alle società un mezzo per materializzare un ordine rappresentativo e operativo partendo da una selezione dei dati dei sensi.

Nell’intervista pubblicata da Veganzetta, l’artista armeno dichiara di essere contro lo specismo; cioè contro il meccanismo di oppressione, istituzionalizzato dalle società umane, volto a massacrare, a miliardi, gli animali non umani per diversi motivi, tipicamente abbigliamento, ricerca, divertimento e alimentazione.

Nir Vana, fuagra (2014)
Nir Vana, fuagra (2014) (fonte: behace.net/Nirvanum)

Il commento.
L’opera che più mi ha colpito in merito a quest’argomento è stata quella sul foie-gras. Penso che l’idea di invertire i ruoli tra vittima e carnefice, sia brillante e che quest’opera trasmetta molto bene quest’orrore-alimentare. Tutti noi soffriamo, ivi compresi gli animali. Se l’umanità ha qualche possibilità di sopravvivere ed evolvere soprattutto, deve accettare che l’oppressione dei più deboli sfida ogni tipo di razionalità; se l’animale non piange lacrime umane, non significa che provi meno dolore.
Lo specismo è un’ideologia giusticazionalista, poiché cerca di dare una spiegazione morale alla morte e sofferenza degli animali.
Artisti e attivisti come Nir Vana e il gruppo 269 mirano a scardinare le argomentazioni che nobilitano queste violenze e mirano a un vero e proprio cambiamento strutturale dell’assetto sociale che attualmente riconosce gli animali come cose di cui fare uso e consumo. Il fine dell’antispecismo è una società a-specista in cui la specie non è confine di moralità.
Può l’arte salvare il mondo degli animali? Secondo me, quando l’immagine è di questa qualità, è possibile perché invita a riflettere e approfondire.

Suzanne Piana

foto: behance.net/NirVanum

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