Plastic Days, quando la plastica diventa arte

Plastic Days (fonte: arte.it)
Plastic Days (fonte: arte.it)

Moltissimi oggetti dei quali ci serviamo sono fatti di materia plastica: recipienti, posate, tendaggi, impermeabili, giocattoli, spazzole, bottoni, involucri per i prodotti alimentari. Perfino la carrozzeria di certe automobili è di materia plastica. Il legno, il cuoio, il vetro, il tessuto e il metallo sono sostituiti in molti casi da queste materie; anche parecchie fibre tessili sono in plastica, come il nailon, l’orlon o il perlon. Plastico significa adatto per essere modellato e incarna l’ideale di modernità, del passaggio della società da una dimensione artigianale a un’industriale, dall’economia dei bisogni a quella dei consumi.

Un poco di storia.
La prima plastica fu la celluloide, inventata nel 1869. A quel tempo, tutte le palle di biliardo erano d’avorio, carissimo e difficile d’aversi. L’azienda americana Phelan &Collander offrì un premio per chi avesse trovato un’altra sostanza adatta per la fabbricazione di dette palle. Un tipografo di New York decise di tentare la propria fortuna e riuscì a ottenere la celluloide, usando fibre di cotone cortissime, acido nitrico e canfora. La celluloide non sì rivelò molto adatta per le palle da biliardo, ma fu usata per moltissimi altri oggetti. Essa sostituì benissimo l’avorio, l’osso, la gomma dura e il vetro. Il suo unico difetto era l’alta infiammabilità.
Per un cinquantennio gli inventori non s’interessarono molto al problema delle materie plastiche. In seguito, nel 1907, fu inventata la Bakelite, resina sintetica a base di formaldeide e di fenolo, utilizzata principalmente per produrre radio, telefoni, ventilatori e ancora interruttori, asciugacapelli, altoparlanti. Mentre le prime resine sintetiche presentavano questo colore scuro, profondo e screziato, la bakelite è proposta al grande pubblico con colori chiari e sgargianti per esprimere quell’estetica industriale moderna legata all’elettricità.

Plastic Days (foto: Suzanne Piana)
Plastic Days (foto: Suzanne Piana)

Da quel momento le scoperte si succedettero l’una dopo l’altra. L’autarchia fascista investì molto nella ricerca di questi materiali. Dopo la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale e l’attuazione del Piano Marshall, in Italia si ripresero gli studi fatti e l’11/03/1954 grazie al chimico ligure Giulio Natta fu scoperto il polipropilene isotattico (PP-H) alias la plastica moderna. Commercializzata in Italia dalla Montecatini e conosciuta dalle nostre nonne con il nome di MOPLEN, la plastica sintetica sarà utilizzata a tuttotondo dal design italiano; in mostra sono esposti i prototipi delle sedie Gufram e le prime posate a stampaggio dei Fratelli Guzzini; veri e propri capolavori della vita quotidiana.

Plastic Days.
La mostra a cura di Cecilia Cecchini e Marco Petroni comincia con un video-documentario di Vanni Gandolfo del 2011, intitolato Anni di Plastica – la rivoluzione dei catini; dove è raccontata la storia di questo materiale e l’orgoglio tutto italiano per averlo scoperto. Il video è molto interessante e al contempo porta lo spettatore a farsi alcune domande anche sull’impatto ambientale del prodotto: “L’usa e getta è fondamentale per l’igiene”, “solo il 4% del petrolio estratto è impiegato per la produzione di plastica”; ma una reale presa di posizione, da parte del regista, sulla questione etica e sul riciclo non c’è. Il documentario celebra la plastica come prova dell’intelligenza umana, della creazione di un materiale così duttile.
Segue lo spazio espositivo, composto da alcune teche che espongono oggetti in cellulosa, bakelite e polipropilene; sono accorpati in sei micro-aree che inizialmente riprendono il percorso storico per poi andare a parare a mio parere nel nulla. La sezione 5 vanità di plastica raccoglie una serie di pettini, porta ciprie, spille, gioielli, ventagli e borsette di plastica che imitano materiali più aulici come l’avorio, l’oro, i cristalli e le lacche. Credo che si volesse mostrare la duttilità del materiale che però così esposto ha perso di significato. Avrebbe avuto più senso accostare oggetti molto diversi tra di loro. Pare si voglia raccontare di un’epoca di plastica, pesante ma leggera, sembra cedevole ma in realtà è resistentissima. Insomma l’epoca di tutto ciò che sembra, ma non è. Sono rimasta particolarmente colpita dai gioielli in stile liberty di Wanda Romano cui avrei dato uno spazio a se stante, veramente favolosi.

Plastic Days (foto: Suzanne Piana)
Plastic Days (foto: Suzanne Piana)

La sezione 6 Plastic Play, bellissimi giocattoli vintage erano esposti che mi hanno fatto riflettere sull’impatto che questo materiale ha avuto nelle generazioni successive. I miei nonni giocavano con bambole di paglia e soldatini di piombo; grazie all’invenzione della plastica sono stati creati i LEGO e tantissimi altri giocattoli che hanno rivoluzionato sia il modo di giocare, sia lo sviluppo psico-fisico dei bambini. Sotto svariati punti di vista, questo materiale ha cambiato le abitudini di tutti. Mentre la 7 Alchimie Contemporanee mi ha fatto capire che è arrivato il momento per la plastica di andare in pensione e attraverso i progetti di Formafantasma Botanica e Maurizio Montalti/Officina Corpuscoli The Future of Plastic si è dato il via da un lato al ritorno alle plastiche pre-sintetiche come la gomma lacca e il bois durci e dall’altro all’utilizzo di particolari funghi capaci di ancorarsi su materiale organico per renderlo duraturo come la plastica.

Il commento.
Nel complesso, avendo letto in precedenza il comunicato stampa sul sito del museo, mi aspettavo di più. La collezione Plart che è esposta, è un vero e proprio gioiello, ci sono pezzi di design italiano che non si possono vedere tutti i giorni, ma è una mostra per soli intenditori, per veri amanti del design. La parte “didattica” è legata al video documentario e fatta eccezione per la bellissima linea del tempo presente nell’area espositiva, le didascalie raccontano poco e ripetono ciò che è già stato raccontato nel documentario. Una breve spiegazione di alcuni elementi di design come il Pratone della Gufram, degli schizzi progettuali oppure una piccola sezione che spiegasse i procedimenti principali di produzione di un manufatto di plastica sarebbero state cosa gradita. Se siete dei design lover, potreste apprezzare veramente questa scelta espositiva, che celebra un materiale così diffuso e comune che ha rivoluzionato la nostra storia; se siete dei profani nel campo armatevi di pazienza, curiosità e sfogliate e leggete il catalogo alla fine della mostra.


Plastic Days

21 febbraio – 21 giugno

MEF Museo Ettore Fico

via Francesco Cigna 114, Torino

Orari: dal mercoledì al venerdì ore 14-19; sabato ore 11-22; domenica ore 11-19

Suzanne Piana

foto: arte.it

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