Produttori di carne per Expo, conflitti di interesse e mistificazione

Fonte: veganpress.blogspot.it
Expo, conflitti di interesse e mistificazione (fonte: veganpress.blogspot.it)

È stato recentemente pubblicato un documento con il quale associazioni italiane di allevatori e
macellai cercano di sminuire l’impatto ambientale della produzione di carne, con l’intento di far
comparire la loro posizione all’interno della “Carta di Milano” e sfruttare così al meglio l’utilissima
vetrina che un evento come l’Expo si accinge a rappresentare.

Il contenuto.
Il documento di Assocarni, Assica e UnaItalia
, scaricabile dal sito appositamente fondato,
“carnisostenibili.it”, si presenta, retoricamente parlando, intessuto di moderazione e inconsistenza
argomentativa, in modo tale che il messaggio veicolato appaia quanto più imparziale ed equilibrato
possibile, ma non fornisce alcun dato oggettivo che smentisca l’inconfutabile verità scientifica dello
spropositato carico ambientale della carne. Si afferma, infatti, che il consumo di carne, nei limiti consigliati e all’interno di una dieta in cui essa stessa sia quantitativamente marginale, eguagli, in termine di sostenibilità, gli alimenti di origine vegetale, presenti in proporzioni maggiori.
Nel momento in cui non ci si può permettere di affermare che 1 Kg di carne e 1 Kg di qualsiasi altro vegetale abbiano lo stesso impatto ambientale – sarebbe una incontrovertibile falsità – si pone la questione sotto una luce diversa: mangiando poca carne, in proporzione si avrebbe uno sfruttamento delle risorse analogo a quello dei vegetali. Questa strana equivalenza, che a una lettura neanche troppo analitica rivela l’esatto opposto di quanto dà a intendere, ha già ispirato equivoci titoli di giornale (“Carne e verdure? Hanno lo stesso impatto ambientale”, L’Espresso, 26/02/2015) e il documento in sé, come facile immaginare, risulta meramente propagandistico.

NEIC (fonte: nutritionecology.org)
NEIC (fonte: nutritionecology.org)

NEIC, Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione.
La denuncia di questa manovra mediatica proviene dal NEIC, Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, che in un comunicato stampa mette in rilievo le incongruenze di un sistema che,
vedendosi minacciato ogni giorno di più dalla diffusone del pensiero ecologista, sta cercando di riacquistare credibilità indossando la maschera del “green” e integrandosi all’interno di un modello per ora vincente.
La realtà è ben diversa da quanto chi trae profitto dallo sfruttamento animale vorrebbe fare credere. Come si legge nel comunicato e messo in evidenza da un recente report del Dietary Guidelines Advisory Committee degli Stati Uniti, dal 2000 ai giorni nostri è stato un susseguirsi di studi pubblicati “da gruppi di ogni parte del mondo su riviste scientifiche internazionali” che arrivavano alle stesse conclusioni, correlando nettamente la produzione di derivati animali a un enorme e ingiustificato impatto ambientale.

Sprechi e emissioni.
Basti guardare a qualche dato, ad esempio lo spreco di acqua o le emissioni di CO2 causate dall’allevamento, o anche solo l’evidenza che gli animali sono (e tali sono considerati dagli allevatori) delle macchine per la conversione di nutrienti vegetali in animali, ma a rendimento totalmente sfavorevole, in quanto esseri viventi che “sprecano” gran parte di quell’energia utilizzata per il loro nutrimento, nell’arco della loro breve e triste vita. Non stupisce, allora, come occorrano tra i 7 e i 10 chili di grano per produrre un chilo di manzo, oltre a 2-3 mila litri di acqua, e l’elenco potrebbe continuare.

Una dieta vegetariana e la Terra sfamerebbe tutti, lo urla da anni la FAO, mentre noi rischiamo di cadere nelle ipocrite reti di chi ha ormai imparato a giocare con la falsa retorica della sostenibilità.

Martina Di Franco

foto: nutritionecology.org; veganpress.blogspot.it

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Martina Di Franco

Informazioni su Martina Di Franco

Ventenne, siciliana, studia Medicina e Chirurgia a Catania, ma si ritrova talvolta a frequentare qualche aula di Filosofia. Crede nel potere salvifico della cultura e, nonostante tutto, nel progresso umano inteso come evoluzione del pensiero. Felicemente obiettrice di crescita, è perennemente in lotta con la propria impronta ecologica e in costante ricerca di evasione artistica. Vegana non come punto di arrivo, ma come base e naturale conseguenza di una visione globale che ripudi ogni forma di sfruttamento.

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