Global Warming: Nucleare e Carboni fossili sponsor della COP21

Proteste a Copenaghen per la COP15, Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite. Foto: http://resources2.news.com.au/
Proteste a Copenaghen per la COP15. Foto: http://resources2.news.com.au/

Si è appena concluso a Roma l’International Symposium on Climate Change, forum organizzato in vista della COP21, che si terrà a Parigi nel dicembre 2015.
Sarà pubblicato nei prossimi giorni il documento redatto dai venti partecipanti, esperti mondiali di cambiamenti climatici, ma si può leggerne un’anticipazione nella dichiarazione conclusiva della tre giorni, che mette in guardia contro il rischio che a Parigi 2015 non vengano attuate delle misure adeguate.

Il vertice ONU.
La Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, o COP, che si riunisce ogni anno dal 1995, si prefigge questa volta, come scopo primario, di raggiungere accordi internazionali che permettano il mantenimento del riscaldamento globale al di sotto del tetto dei 2°C.
È un dato che potrebbe non dire molto, se non facenti parte degli addetti ai lavori. Per farsi un’idea, basti pensare che dall’epoca pre-industriale a oggi l’aumento è stato di 0.8°C, con conseguenze già abbastanza evidenti e devastanti, e che il rischio è di arrivare entro breve a un +5°, per capire quanto il limite dei due gradi sia insufficiente.

Se poi, a pochi mesi dal vertice ONU, spunta una lista di aziende che sarebbe più adatta a sponsorizzare un progetto di trivellazioni sull’Artico che una conferenza sui cambiamenti climatici, la credibilità degli intenti della COP21 scende al di sotto della sufficienza ben prima dell’apertura delle danze.

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Proteste in occasione dela COP20 di Lima. Foto: http://blogs.wwf.org.uk/

A coprire il 20% delle spese dell’evento saranno infatti EDF ed Engie, con le loro centrali a carbone da 151 milioni di tonnellate di Co2 annui -la prima anche maggiore produttore mondiale di energia nucleare; BNP Paribas, la prima banca francese per investimenti sui carboni fossili; il gruppo Renaut Nissan, IKEA, Air France, rifiutatasi di ridurre le emissioni nel settore dell’aviazioneo l’amica dell’acqua (privatizzata) Suez Environnement.

La denuncia.
Immediate le reazioni delle associazioni ambientaliste francesi.
“Molte di loro (le aziende, ndr) sono impegnate in progetti dannosi per le persone, le loro condizioni di vita e di lavoro. Mettere la più importante conferenza sul clima di questo decennio sotto il patrocinio di attività nocive per il clima non è di buon auspicio” condanna Malika Peyraut, di Amis de la Terre

Non è d’accordo il ministro degli Esteri Francese, Laurent Fabius, arrivato a definire queste aziende “amiche del clima”, forse in nome del fatto che, per l’occasione, Renaut Nissan fornirà 200 automobili elettriche e gli altri sponsor contribuiranno a mantenere sostenibili gli standard della gestione dell’evento. Operazione che qualcuno chiamerebbe Greenwashing.

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Laurent Fabius, ministro degli esteri francese, davanti al logo della COP21. Foto: dailystar.com

Quale dibattito?
Nell’era del capitalismo verde, d’altronde, questo tipo di ipocrisia non fa di certo notizia, così come non ci sarebbe da stupirsi se gli stessi nomi della famigerata lista facessero il tifo per un’accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai artici, già preventivato dall’Esa per il 2020 proprio a causa del riscaldamento globale: questa scomparsa lascerebbe, infatti, libero accesso al maxi giacimento petrolifero dell’Artico che già fa gola a molti.

Il nostro stesso governo, con il recente Sblocca Italia, ha palesato la volontà di aprire alle trivellazioni sul Mediterraneo per investire sui carboni fossili, il cui uso equivale a spropositate emissioni di Co2, a sua volta direttamente connessa al riscaldamento climatico.
Eppure anche l’Italia presenzia come sempre ai soliti teatrini, i rappresentanti delle grandi potenze industriali continuano a riunirsi annualmente nelle COP e nei forum, a manifestare le loro preoccupazioni e a stare a guardare, anno per anno, le condizioni climatiche aggravarsi, mentre le politiche dei singoli Stati non danno segno alcuno di voler rivedere le proprie priorità e l’economia continua a essere messa al di sopra di qualsiasi emergenza ambientale.

Martina Di Franco

Foto: http://resources2.news.com.au/ , http://blogs.wwf.org.uk/, dailystar.com

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Martina Di Franco

Informazioni su Martina Di Franco

Ventenne, siciliana, studia Medicina e Chirurgia a Catania, ma si ritrova talvolta a frequentare qualche aula di Filosofia. Crede nel potere salvifico della cultura e, nonostante tutto, nel progresso umano inteso come evoluzione del pensiero. Felicemente obiettrice di crescita, è perennemente in lotta con la propria impronta ecologica e in costante ricerca di evasione artistica. Vegana non come punto di arrivo, ma come base e naturale conseguenza di una visione globale che ripudi ogni forma di sfruttamento.

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