Stella McCartney: quando alta moda fa rima con ecosostenibilità

 

Stella McCartney (fonte: ecouterre.com)
Stella McCartney (fonte: ecouterre.com)

Se pelle e pellicce sono spesso protagoniste sulle passerelle di tutto il mondo, le collezioni della celebre stilista britannica Stella McCartney dimostrano che anche l’alta moda può essere etica. Fondatrice, assieme al padre Paul, ex componente dei Beatles, e alla sorella Mary, del Meat Free Monday, un movimento ideato per incoraggiare le persone a mangiare meno carne, Stella è stata una delle prime stiliste a tradurre il tema dell’ecosostenibilità in azioni concrete, adottando un innovativo modello di business incentrato su valori come responsabilità, onestà e modernità in ogni attività dell’azienda, dalla produzione fino alla collezione finale.

Materiali biodegradabili e riciclabili: la rivoluzione eco-chic di Stella McCartney.
La sofferenza degli animali non è l’unica ragione che ha spinto Stella McCartney a rifiutare l’utilizzo di prodotti di origine animale: il consumo di energia e l’inquinamento causati dal trattamento del pellame per produrre giacche, borse, cinture e altri oggetti sono dannosi anche per l’ambiente e per l’uomo. Se l’industria della moda è ampiamente responsabile per i danni ambientali arrecati in molte parti del mondo, essa stessa può prendere parte al cambiamento adottando pratiche di produzione più etiche ed ecologiche: dal 2012, Stella McCartney collabora con Kering Sustainability per ridurre l’impatto dell’azienda sull’ambiente del 25%.
Da questo obiettivo nascono tutte le collezioni della stilista britannica, creazioni nelle quali la ricercatezza dei materiali si sposa al design e a un minore impatto ambientale. Tutti i prodotti, dalle scarpe agli abiti passando per gli accessori, sono progettati secondo un’ottica di sostenibilità a lunga durata per arrecare il minor danno possibile all’ambiente, sia in fase di creazione che in fase di smaltimento.

(fonte: ecorazzi.com)
(fonte: ecorazzi.com)

Occhiali, borse e scarpe.
La dimostrazione che la creatività può anche essere etica è evidente in prodotti come gli occhiali, realizzati in materiali ricavati per oltre il 50% da fonti naturali e rinnovabili, con materie prime di origine naturale come i semi di olio di ricino e l’acido citrico. Tutte le borse sono realizzate in eco alter nappa, un materiale innovativo rivestito per il 50% di olio vegetale, una materia prima naturale e rinnovabile che consente di limitare l’uso del petrolio. Particolarmente originali sono le suole delle scarpe realizzate in APINAT, una bioplastica completamente biodegradabile, mentre la lingerie si avvale di metallo riciclato per i gancetti e cotone bio per i rinforzi. Non fa eccezione la collezione sportiva Adidas by Stella McCartney che si inserisce all’interno del programma Better Place di Adidas: tutti i capi sono realizzati con materiali provenienti da fonti ecosostenibili, prodotti senza l’impiego di sostanze chimiche nocive e nel rispetto dei più elevati standard qualitativi e di sicurezza delle fabbriche di produzione, che devono essere dotate di sistemi di gestione dei residui e dell’energia. Seguendo queste linee guida, nel 2012 la stilista ha dato vita alla rivoluzionaria DryDye T-shirt, realizzata grazie all’innovativa tecnologia DryDye che non utilizza acqua per la tintura dei capi e utilizza il 50% in meno di energia e di sostanze chimiche rispetto ai metodi di colorazione tradizionali.

Energie rinnovabili, riciclaggio dei rifiuti e auto ibride: l’organizzazione aziendale.
Per Stella McCartney, l’attenzione verso le tematiche ambientali è un impegno a 360° che non riguarda soltanto la produzione dei capi di abbigliamento. La casa di moda britannica è stata la prima azienda del settore del lusso a prendere parte al Clean by Design del Natural Resource Defense Council (NRDC), un programma innovativo che usa il potere d’acquisto delle grandi multinazionali come impulso per ridurre l’impatto ambientale dei loro fornitori all’estero.
Tutte le sedi di Stella McCartney sono dotate di sistemi di riciclaggio e il 45% dell’attività dell’azienda viene svolto utilizzando energia pulita, 100% rinnovabile, mentre il 65% con energia parzialmente pulita.

(fonte: fashionmegreen.com)
(fonte: fashionmegreen.com)

Nel 2012 l’azienda ha creato il Green Guidebook per aiutare le boutique ad agire in maniera più sostenibile, risparmiando energia e acqua, riducendo i rifiuti e diminuendo l’impatto ambientale complessivo.
Nel Regno Unito, tutti i negozi, gli uffici e i laboratori utilizzano energia eolica, gli spostamenti vengono effettuati attraverso i taxi ibridi di Green Tomato Cars e si utilizzano esclusivamente pavimenti in legno certificati Forest Stewardship Council (FSC). Negli Stati Uniti, a Dallas, la casa di moda può vantare il primo negozio certificato LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), all’interno del quale vengono utilizzati pannelli solari e un sistema di condizionamento dell’aria a risparmio energetico di ultima generazione, mentre a Miami l’azienda ha avviato un’iniziativa di rimboschimento in collaborazione con Million Trees Miami e Bio Planet US. All’interno della boutique di Roma, invece, gli arredi provengono esclusivamente da pezzi d’antiquariato. Piccoli passi verso una moda più sostenibile: “Probabilmente non raggiungeremo mai la perfezione, ma potete stare sicuri che continueremo a provarci”.

Francesca Cavallo

foto: ecouterre.com; ecorazzi.com; fashionmegreen.com

 

 

Precedente Verso una Pasqua senza sangue? Quando gli agnelli non si mangeranno più Successivo Agnes Denes: la natura nel cuore di Milano

Lascia un commento


*