Tatuaggi. Belli, alla moda… ma certificati vegan

Un esempio di vegano fuori e dentro (fonte http://thethinkingvegan.com/articles/celebrating-world-vegan-day-269-style/)
Un esempio di vegano fuori e dentro (fonte http://thethinkingvegan.com/articles/celebrating-world-vegan-day-269-style/)

Tatuaggi vegan

Un diamante è per sempre, certo. Ma anche un tatuaggio è una scelta da ponderare con attenzione, perché cancellarlo è quasi praticamente impossibile, benché la medicina moderna e la dermoabrasione laser abbiano fatto passi da gigante in tal senso.

Oltre alla scelta del disegno, della frase, del simbolo o di quant’altro con cui imprimere la propria pelle, il vegano si pone un’ulteriore domanda: come fare per avere un tatuaggio veramente vegan?

Chiedere ad un tatuatore di tatuarvi con un inchiostro che vi portate da casa è come chiedere ad una pettinatrice di applicarvi ad esempio l’hennée. Se volete essere malvisti, provateci. A vostro rischio e pericolo.

Oltretutto il tatuatore serio deve rispettare alcune normative standard e credo non esista soggetto che, anche se lo volete voi, scelga di tatuarvi con un prodotto del quale non si è rifornito lui stesso, rischiando magari che il cliente incappi in reazioni allergiche pur se perfettamente consapevole della sua colpevolezza (del cliente, intendo).

Tuttavia, se il tatuatore è un vero professionista e non un ciarlatano, dovrebbe essere in grado di rispondere alla vostra domanda certificandovi la provenienza dei prodotti che utilizza nel proprio studio.

Quali domade fare per avere un tattoo vegan?

Sì, fate attenzione, ho scritto prodotti, non semplici inchiostri.

Anche il liquido che serve per trasferire il soggetto prescelto sulla pelle ed il prodotto utilizzato per lubrificare il derma devono infatti essere privi di derivati animali o comunque non testati su di essi. Le alternative non sono impossibili: la vaselina, che molti ritengono anche responsabile di infezioni batteriche, può egregiamente essere sostituita con un burro 100% naturale.

Passando ai colori, è bene sapere che la maggioranza degli inchiostri utilizzati contiene glicerine animali. Non da meno il pigmento impiegato per ottenere il colore nero, che è composto da polvere di carbone, spesso ottenuta tramite combustione di ossa di animali oppure frutto di realizzazioni chimiche testate su animali per stabilirne la non tossicità.

E’ chiaro che l’utilizzo di questi prodotti si scontri con l’ottica vegan 100%.

Certo, conosco anche io vegetariani che si professano tali perché non mangiano la carne ma poi si fanno grandi abbuffate di pesce, quindi sarà possibile anche trovare persone che vogliono solo raffigurare un soggetto vegan, senza curarsi di cosa ci sia dietro.

A chi invece tiene alla propria pelle ma non soltanto a quella, suggerisco una preventiva chiacchierata con il maestro dell’ago prima di sottoporsi al trattamento.

Sarebbe veramente difficile oltreché piuttosto incoerente, dopo, dover spiegare di aver scelto di imprimere sulla propria pelle la V vegan od il numero 269 (ndr numero di un vitello nato in un allevamento intensivo che alcuni attivisti israeliani si fecero “marchiare a fuoco” a Tel Aviv in piazza durante una manifestazione di protesta) ignorando che dietro il tatuaggio ritenuto etico si celi un alternativo sfruttamento animale che con il vegano non ha veramente nulla a che vedere.

Norma Raimondo

 

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Norma Raimondo

Informazioni su Norma Raimondo

Giornalista pubblicista, 45 anni, 28 dei quali trascorsi seguendo alimentazione esclusivamente vegetariana. Da due anni circa ho eliminato dalla mia dieta anche le uova. Ho un marito, due figli, un impiego che non è quello che sogno di fare nella vita ma di questi tempi è già qualcosa. Amo parlare, ascoltare, scrivere. Non bevo, non fumo. Ho un unico vizio: adoro leggere. Divoro generi vari, con una predilezione per le storie realmente accadute. Unica eccezione, i libri fantasy, che proprio non mi affascinano. Leggo appena posso, tenendo fede ad un motto di G. Flaubert: “ Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere”.

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