Vegani per difendere l’ambiente

Vegani per salvare l'ambiente
Vegani per salvare l’ambiente (fonte: superedo.it)

Per quale motivo dovremmo essere vegani? Chiunque abbia optato per questo stile di vita si sarà trovato, almeno una volta, a dover “rendere conto” della sua scelta di fronte a una schiera di amici e parenti, mossi da sentimenti che potevano variare dalla semplice curiosità fino al più conclamato scetticismo. Naturalmente, ognuno potrebbe dare una risposta diversa a questa domanda ma uno degli aspetti fondamentali è quello della sostenibilità ambientale di questo stile di vita.

LA TEORIA DI ROBERT MALTHUS – Già nel 1798 Robert Malthus, nel suo Essay on the Principle of Population, ipotizzava che la popolazione umana fosse destinata a crescere a ritmi superiori rispetto alle disponibilità alimentari fornite dalla Terra.  Secondo lo scienziato, infatti, l’incremento demografico sarebbe avvenuto secondo una progressione geometrica mentre quello delle risorse alimentari avrebbe seguito una progressione aritmetica; ciò significava che, sul lungo periodo, la popolazione umana avrebbe superato inevitabilmente la capacità portante del nostro pianeta. Fortunatamente, le previsioni di Malthus non si sono verificate ma lo scienziato ha avuto il merito di sollevare una discussione che ancora oggi appare quanto mai attuale: esiste cibo a sufficienza per tutti gli abitanti del pianeta?

ESISTE CIBO A SUFFICIENZA PER TUTTI? – L’aspetto positivo è che la risposta a questa domanda è sì, quello negativo è che ciò è vero solo in teoria.
Come sostiene Umberto Veronesi nel suo libro La scelta vegetariana, edito da Giunti, sebbene la Terra sia in grado di alimentare gli oltre 7 miliardi  di persone che la popolano, infatti, circa 917 milioni di persone sono denutrite o malnutrite, senza dimenticare il miliardo di individui che non ha accesso all’acqua potabile. Il problema non è dunque da individuare nell’effettiva carenza di risorse alimentari, ma nella loro errata distribuzione.

(fonte: kontrokultura.it)
Consideriamo il rapporto tra l’energia necessaria per allevare una mucca e il valore alimentare di quell’animale per la specie umana (fonte: kontrokultura.it)

RAPPORTO TRA CONSUMI E ENERGIA – Non si parla solamente del paradosso di un mondo nel quale metà della popolazione (il 60 % in realtà) manca di uno o più nutrienti essenziali, mentre l’altra metà soffre di svariati disturbi legati alla sovralimentazione.
Proviamo a considerare il rapporto tra l’energia necessaria per allevare una mucca e il valore alimentare di quell’animale per la specie umana. Un bovino ha un fattore di conversione dell’energia pari a 12:1; ciò significa che per alimentare un vitello fino a fargli raggiungere il peso di 1 quintale, sono necessari 12 quintali di grano. Una volta macellato, il bovino produrrà 10 chili di peso umano; se la stessa quantità di grano fosse stata consumata direttamente da un uomo, invece che essere utilizzata come mangime, essa avrebbe prodotto ben 100 chili di peso. Lo stesso discorso vale per quanto concerne l’utilizzo delle risorse idriche: per produrre 1 chilo di carne sono infatti necessari 15000 litri di acqua (distribuiti lungo l’intera catena produttiva) mentre per produrre la stessa quantità di cereali ne sono sufficienti meno di 1000. Tutte queste risorse sono inoltre impiegate per nutrire quella porzione di popolazione tendenzialmente sovralimentata.

MAGGIORE EQUILIBRIO AMBIENTALE – Lo stile di vita occidentale è possibile a patto che metà della popolazione mondiale soffra la fame; è infatti facile intuire che, se l’intero genere umano adottasse una dieta carnivora, lo spettro della previsione maltusiana diverrebbe immediatamente una drammatica realtà. Basti pensare che, attualmente, il 75% della soia e il 50% dei cereali prodotti nel mondo sono destinati all’allevamento; se l’intera popolazione mondiale cominciasse a consumare carne non ci sarebbero risorse sufficienti neppure per metà della popolazione del pianeta.
Ripensare lo stile di vita occidentale in senso vegano permetterebbe di riequilibrare immediatamente tutti questi squilibri, permettendo inoltre un minore consumo di suolo e il ripristino di un maggiore equilibrio ambientale. Ogni anno, infatti, una porzione di foresta amazzonica delle dimensioni dell’Austria viene disboscata e destinata al pascolo di animali da allevamento. A tutto ciò si devono sommare le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla filiera produttiva della carne (il 18% delle emissioni globali secondo le Nazioni Unite), l’inquinamento derivante dallo smaltimento delle carcasse degli animali e dall’uso di agrofarmaci e fertilizzanti.

(fonte: formiche.net)
Secondo l’economista inglese Nicholas Stern l’adozione a livello mondiale della dieta vegetariana sarebbe l’unico strumento in grado di imporre un freno al riscaldamento globale (fonte: formiche.net)

Secondo quanto sostenuto dall’economista inglese Nicholas Stern nel rapporto Stern review on the Economics of Climate Change, pubblicato nel 2007, l’adozione a livello mondiale della dieta vegetariana sarebbe l’unico strumento in grado di imporre un immediato freno al riscaldamento globale dovuto all’eccesso di gas serra nell’atmosfera.

FATTORI ECONOMICI – Oltre alle valutazioni di ordine etico, la riduzione dell’inquinamento ambientale risponde anche a ragioni economiche ben evidenziate dallo studioso: il mancato contrasto di questo fenomeno costerebbe infatti  una cifra compresa tra il 5% e il 20% del PIL mondiale entro il 2200, laddove un intervento immediato ridurrebbe l’impatto economico del provvedimento all’1-2%.

La scelta di un’alimentazione vegana permette dunque di tutelare, al contempo, la nostra salute, i diritti degli animali e l’ambiente; perché se è vero, come sostiene Umberto Veronesi, che “il rispetto per la vita è una delle grandi conquiste dell’uomo ed è un segno di civiltà”, esso andrebbe manifestato nei confronti di qualsiasi forma di vita, non dimenticando mai che ognuno di noi non è che una parte di un unico, armonico, tutto.

Giorgia Fissore

foto: superedo.it; kontrokultura.it; formiche.net

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